Ho della felicità ma è per uso personale.

Poi per caso scopri che si può essere felici.

Senza necessariamente sentire il bisogno di farsi perdonare per questo.

Senza grosse motivazioni, né giustificazioni.

Sì, ti fermi, rallenti e ad un tratto ti senti felice.

Una felicità distesa, comoda, lieve, delicata.

Niente fuochi d’artificio, esplosioni o detonazioni.

No, niente del genere.

Più uno stato di sfacciato benessere; nel corpo e nella mente.

Una percezione di pace; quasi un momento di galleggiamento emotivo, una sospensione dai problemi, dalle piccole trappole del quotidiano, dalle insidie mentali, dal logorio della vita.

Allunghi gli arti e la colonna, respiri e ti metti comodo in questa felicità che ora ti contiene tutto, ti racchiude.

Ci sono felicità ad uso puramente personale talmente sono piccole.

Non bastano per essere condivise con altri, spezzettate e disperse.

Vanno vissute così.

Consumate in silenzio, assaporandone piano il gusto.

È che questa piccola felicità va saputa riconoscere e apprezzare.

Non è affare per distratti.

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