I pesci non piangono.

È da troppo tempo che non piango.

C’è stato un periodo di grande fragilità che mi portava a pianti frequenti, solitari, espressione di disperazione pura.

Repentini terminavano così come erano venuti.

Temporali improvvisi che funestavano le mie giornate.

È da un po’ che non piango, in effetti.

Saranno due anni.

Ho un pessimo rapporto con il pianto, nonostante gli riconosca un valore catartico e rinnovatore, me ne vergogno.

Il pianto è per me qualcosa da fare in privato, ammantato d’intimità, nascosti un po’ anche a se stessi.

Ha di certo a che fare con la mia stupida idea di debolezza e fragilità.

Scelgo sempre da chi farmi vedere fragile e no non piangerei mai davanti a te.

Lo so è una stupidaggine.

È una cosa che non perdono al dolore, infatti.

Quello di farti perdere il controllo, di crollare emotivamente e finalmente piangere.

Si è brutti quando si piange, il viso si accartoccia su se stesso, si arrossa, lacrime e muco, la bocca si tende verso il basso, il petto è scosso dai singulti, la testa è vuota e gli occhi pieni.

Le ciglia non riescono più ad arginare le lacrime che rompono gli argini e invadono le gote, il mento, il collo.

Rivoli di pianto che scorrono incontrollati.

Il pianto è espressione di umanità.

Per questo i pesci non sanno piangere.

Io dovrò imparare di nuovo a farlo.

2 commenti

  1. dipingoconleparole ha detto:

    Il piangere davanti ad una persona a cui teniamo porta inevitabilmente ad una immagine che imprimeremmo nella memoria altrui, distruggendo quella precedente che ha sostenuto la stessa che ci ha guardato da tempo in un modo totalmente diverso. Chi ci guarda cerca sicurezze che non trova in se stessa, tutti guardiamo gli altri per un motivo conosciuto ed un altro sconosciuto. Alle volte mi sembra come guardare fuori da una finestra, cerchi di uscire in qualche modo, come da quella casa da quella auto da quel corpo.
    Essendo menti associative le prime idee, pensieri, dettami, avuti negli anni di ascolto influiscono formando una struttura che con il tempo, ci nega una ampiezza di pensiero che ci potrebbe salvare “dal tempo” e da una fragilità che ci rende ancora più rigidi, rispetto ad una vita che ha bisogno del gioco, quello che senza sfida ride di ogni atto, carico dell’adrenalina pura limpida virale. Questa estate, la sera in montagna ho giocato a calcio balilla. Dopo giornate a camminare in vette, campi, sentieri, parchi giochi, è stata una delle Estati più belle della mia vita! La serenità è il viottolo, il resto le difficoltà di attraversarlo.
    Grazie per avermi fatto scrivere tutto questo! Buona vita

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...