Seduto in quel caffè…

Basterebbero le piccole cose.

Per esempio bere un caffè in un bar deserto, magari in una via secondaria, lontani dal chiasso e dalla gente.

Dove senti il chiacchiericcio dei bicchieri che si sfiorano, gli sbuffi della macchina del caffè, le sedie che miagolano, i rumori lievi provenienti dall’esterno, avverti quasi i pensieri del barista.

Ci si potrebbe ascoltare molto meglio, sai.

Le pause, l’aria che entra ed esce dalle bocche, le parole sarebbero certo più lievi perché non devono arrancare per farsi ascoltare.

Sarebbe tutto più facile.

Sarebbe come quando ascolto Ezio Bosso che suona, ne avverto il respiro ed il respiro si fa musica.

Lui stesso diviene uno strumento musicale che suona e accompagna il piano.

Un suono che si completa nell’altro.

Sentire il respiro dell’altro è un grande privilegio.

In quel bar, anche noi saremmo strumenti, impegnati in una melodia.

Il ritmo da lento si farebbe allegro fino a raggiungere l’acme per poi scemare.

La giusta conversazione è musica.

Ci vuole orecchio e senso del ritmo.

4 commenti

  1. Mi sorprende sempre la gentilezza e la precisione con cui sai usare il bisturi.

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    1. labambinapugile ha detto:

      The ripper è il mio secondo nome… 🙂

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  2. @lollypop27_ ha detto:

    Che poesia…

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